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Crowdfunding nel mercato dell’arte: quali potenzialità offre

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di Stefano Loconte - Avvocato, Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM "Jean Monnet" di Casamassima (BA), Loconte & Partners

Il crowdfunding sta riscuotendo sempre maggiore successo per la spinta innovativa, l’attitudine social e la capacità di rispondere, in forma snella, alle necessità di microfinanziamento di imprese che operano in settori in forte crescita. Per questo motivo non deve stupire che le potenzialità offerte da questa forma di finanziamento collettivo abbiano incontrato anche il mercato dell’arte e della cultura. Potenzialità che non sfuggono all’occhio attento dell’Unione europea che ha prospettato l’istituzione di un “passaporto europeo” per favorire lo sviluppo nell’UE di piattaforme-crowdfunding su  scala transazionale.
 
Il crowdfunding è una forma di finanziamento collettivo che sta riscuotendo sempre maggiore successo.
 
Le ragioni di tanto successo? La spinta innovativa, l’attitudine social e la capacità di rispondere, in forma snella, alle necessità di microfinanziamento di imprese operanti in settori in forte crescita.
 
Come funziona?
Il meccanismo di base è semplice: il promotore presenta il proprio progetto in rete, solitamente tramite un portale o piattaforma on line, chiedendo al pubblico (crowd = folla) di
finanziare (funding = finanziamento) il proprio progetto anche con importi di modesta entità. Lo stesso promotore fissa l’importo-base del finanziamento: se al termine della campagna le offerte avranno raggiunto la soglia minima fissata, il finanziamento verrà erogato; in caso contrario, gli importi versati saranno restituiti ai sostenitori (c.d. supporters) che potranno eventualmente riutilizzarli per sovvenzionare altri progetti.
 
Esistono diversi tipi di crowdfunding.
 
Il donation-based presuppone la raccolta di fondi “a fondo perduto” per sostenere iniziative di diversa tipologia. Gli importi corrisposti a titolo di finanziamento costituiscono veri e propri atti donativi con la conseguenza che i sostenitori non potranno richiedere la restituzione delle somme corrisposte né potranno pretendere alcuna ricompensa e/o riconoscimento per la loro “offerta”.
 
Diversa è la natura del reward-based dove, a fronte del finanziamento ricevuto, il beneficiato riconoscerà ai propri supporters un servizio, un bene o una menzione di ringraziamento a titolo di “riconoscimento” per l’apporto fornito. In questo caso, si tratta di uno scambio di beni.
 
Il debt-based viene lanciato da persone fisiche o giuridiche per raccogliere microprestiti e prevede l’obbligo, in capo al promotore, di restituzione ai sostenitori del capitale e degli
interessi maturati. Alla base dell’operazione, pertanto, vi è l’assunzione di un’obbligazione pecuniaria in capo al promotore.
 
Il finanziamento può essere dato anche sotto forma di capitale di rischio. Si parla, in questo caso, di equity crowdfunding.L’equity crowdfunding comporta la partecipazione del
finanziatore al capitale sociale dell’impresa sovvenzionata per effetto dell’investimento on line e la conseguente acquisizione, da parte dello stesso finanziatore, dei diritti patrimoniali e amministrativi connessi alla partecipazione.
 
Potenzialità nel mercato dell’arte e della cultura
Nel 2013, l’Italia è stato il primo paese in Europa a regolamentare la raccolta dei capitali per il sostegno di progetti imprenditoriali e non per effetto del crowdfunding.
Da allora, il crowdfunding si è diffuso creando opportunità in settori che hanno trovato nel finanziamento collettivo una nuova opportunità di rilancio dopo il rallentamento degli ultimi anni ed i tagli dei finanziamenti pubblici e privati.
 
A fronte di queste premesse, non deve stupire che le potenzialità offerte dal crowdfunding abbiano incontrato il mercato dell’arte e della cultura.
 
Oggi, al Museo d’Arte Moderna di Ginevra (MAMCO) è possibile ammirare il “Busto del moschettiere” (58 cm x 25 cm) dipinto da Picasso nel 1968. Un’opera d’arte esclusiva del
valore di circa 1,67 milioni di euro (2 milioni di franchi svizzeri) con una particolarità: appartiene a 25 mila comproprietari.
 
La vendita è avvenuta per il tramite di un portale svizzero che, con una forma originale di crowdfunding, ha consentito, in soli tre giorni, a 25 mila utenti di diventare proprietari dell’opera di uno dei più quotati artisti contemporanei.
 
Vista dal lato-acquirente, si tratta di una forma di investimento di sicuro interesse anche a fronte di un possibile e prevedibile incremento di valore che l’opera in questione potrà avere nel prossimo futuro.
 
Sempre nel settore dell’arte, il crowdfunding può essere utilizzato da artisti emergenti per raccogliere fondi necessari a realizzare un progetto. A seconda della tipologia di
microfinanziamento chiesta, l’artista potrà condividere i profitti della vendita dell’opera che realizzerà con i patrocinatori oppure si impegnerà, come spesso accade, a procurare agli
stessi il reward promesso.
 
Ed ancora, il crowdfunding può consentire a soggetti che vivono in diverse parti del mondo a commissionare unitamente un’opera d’arte o ad enti pubblici a chiedere agli utenti i fondi necessari per il restauro di opere d’arte pubbliche.
 
Una nuova forma di mecenatismo 2.0 sconosciuta ai tempi di Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti che sta riscuotendo successo anche in considerazione della difficoltà di artisti ed enti pubblici di accedere al credito.
 
I progetti dell’Unione Europea
Le potenzialità di tale forma di finanziamento collettivo non sono sfuggite all’occhio attento dell’Unione Europea che, con la proposta di Regolamento del Parlamento europeo e del
Consiglio sugli “European Crowdfunding Service Providers” del 12/03/2018, ha prospettato l’istituzione di un “passaporto europeo” al fine di agevolare la costituzione e lo sviluppo
nell’UE di piattaforme-crowdfunding su scala transazionale.
 
Un coinvolgimento europeo che non potrà che consolidare il trend di crescita esponenziale dell’utilizzo del crowdfunding di cui beneficerà anche il settore dell’arte.

 

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