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Definizione liti pendenti: quale trattamento per le sanzioni collegate al tributo?

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di Stefano Loconte - Avvocato, Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM "Jean Monnet" di Casamassima (BA), Irene Messi, Avvocato, Loconte & Partners

Tra gli ultimi chiarimenti in materia di definizione agevolata delle liti fiscali pendenti, forniti dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 23/E del 2017, viene in evidenza il trattamento delle sanzioni irrogate, nella misura del 30 per cento, nelle controversie che hanno ad oggetto atti di recupero per indebita compensazione del credito IVA. Il documento di prassi, nel dettaglio, qualifica tali sanzioni come collegate al tributo ed individua la disciplina applicabile ai fini del corretto computo degli importi da versare per la sanatoria.

Con l’avvicinarsi del termine di scadenza per aderire alla sanatoria delle liti pendenti, si moltiplicano i quesiti formulati dai contribuenti alle varie strutture territoriali chiamate a sciogliere i dubbi ancora esistenti in vista dell’imminente presentazione delle istanze di definizione agevolata.

Al fine di dare soluzione alle molte incertezze sollevate dalla norma, l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n. 23/E del 25 settembre 2017, è intervenuta fornendo dei chiarimenti ulteriori rispetto a quelli precedentemente contenuti nella n. 22/E del 28 luglio 2017. In particolare, sono state individuate una serie di questioni pratiche che più frequentemente potrebbero emergere in occasione della definizione e per le quali l’Agenzia ha avuto cura di predisporre delle risposte precise e puntuali.
 
Consulta il:
Dossier Rottamazione liti pendenti
 
In questo contesto, particolare rilievo assumono le soluzioni offerte ai quesiti in tema di trattamento delle sanzioni ai fini della definizione agevolata, cui è dedicato l’intero
paragrafo 5 della circolare n. 23/E. 
 
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A tal proposito, i primi due quesiti analizzati dall’Agenzia riguardano controversie aventi ad oggetto atti di recupero per indebita compensazione di crediti IVA.
 
Nel dettaglio, con riferimento alla fattispecie delineata al primo punto, si tratta di indebita compensazione di un credito IVA esistente con il quale è irrogata la sanzione del 30 per
cento ex art. 13, comma 3, D.Lgs. n. 471/1997 oltre i relativi interessi.
 
Il secondo punto riguarda invece l’ipotesi speculare di indebita compensazione di un credito IVA inesistente con conseguente irrogazione della sanzione prevista dall’art. 13, comma 5, D.Lgs. n. 471/1997 e relativi interessi.
 
Ebbene, nelle fattispecie considerate ci si chiedeva quale fosse l’importo dovuto dal contribuente per definire le liti ai sensi dell’art. 11 del D.L. n. 50/2017: il 40 per cento dell’intero importo contestato nell’atto impugnato o, al contrario, nessun pagamento?
 
In merito, le Entrate hanno ritenuto opportune alcune precisazioni.
 
L’art. 11 del D.L. n. 50/2017, in ordine al trattamento delle sanzioni, sancisce che la lite può essere definita
(i) con il pagamento di tutti gli importi in contestazione di cui all’atto impugnato e degli interessi da ritardata iscrizione a ruolo di cui all’art. 20 del D.P.R. n. 602/1973, escluse le sanzioni collegate al tributo (comma 1), ovvero
(ii) se la controversia ha ad oggetto esclusivamente le sanzioni, il comma 2 distingue l’ipotesi in cui la lite abbia ad oggetto esclusivamente le sanzioni non collegate al tributo, da
quelle che al contrario, hanno ad oggetto soltanto le sanzioni collegate ai tributi cui si riferiscono.
 
La distinzione non è scevra di conseguenze dal punto di vista pratico.
 
Invero, nel caso di controversia avente ad oggetto esclusivamente le sanzioni non collegate al tributo, ai fini della sanatoria delle controversie pendenti è dovuto il 40 per cento
degli importi in contestazione, mentre, nella diversa ipotesi in cui le sole sanzioni oggetto di controversia sono collegate al tributo, occorre verificare se l’importo relativo agli stessi
tributi sia stato definito con altra tipologia di definizione; in quest’ultima circostanza, infatti, non è dovuto alcun pagamento.
 
Ciò premesso, per rispondere al quesito indicato, la circolare impone anzitutto:
(i) di verificare se la lite da definire riguarda esclusivamente la sanzione o anche la maggiore imposta accertata e gli interessi, ma anche
(ii) di individuare la corretta qualificazione delle sanzioni.
 
A tale ultimo fine, l’Agenzia richiama la circolare n. 180/E del 10 luglio 1998 che definisce come sanzioni collegate al tributo quelle previste per violazioni che hanno inciso sulla
determinazione o sul versamento del tributo.
 
Nei casi sottoposti all’attenzione dell’Amministrazione finanziaria, quindi, le sanzioni irrogate nella misura del 30 per cento ai sensi dell’art. 13, commi 3 e 5, D.Lgs. n. 471/1997, devono qualificarsi come collegate al tributo, in quanto relative a violazioni che hanno inciso sul pagamento del tributo stesso, effettuato tramite compensazione.
 
Alla luce di quanto innanzi, poiché le sanzioni irrogate nelle fattispecie in commento sono considerate come collegate al tributo, ai fini della definizione agevolata trova applicazione
alternativamente:
(i) l’art. 11, comma 1, nel caso in cui oltre alle sanzioni si controverta su altri importi di cui all’atto impugnato;
(ii) l’art. 11, comma 2, secondo periodo, laddove la lite abbia ad oggetto esclusivamente le sanzioni.
 
Ne discende che:
- nel primo caso, sarà dovuto il pagamento degli interessi e degli altri importi eventualmente contenuti nell’atto di contestazione, con l’esclusione delle sanzioni,
- nella seconda ipotesi, non sarà dovuto alcun importo e sarà sufficiente la presentazione della domanda di definizione entro il 2 ottobre 2017; ciò, in quanto, le fattispecie analizzate per le quali è applicata la sanzione nella misura del 30 per cento ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. n. 471/1997 vengono ad essere trattate alla stregua delle violazioni per tardivo versamento e, quindi, come già precisato nella circolare n. 22/E del 2017, la lite può essere definita senza il pagamento della sanzione collegata al tributo, in quanto il rapporto relativo all’imposta risulta comunque definito.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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