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Equo compenso: maggiori tutele per i professionisti

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di Stefano Loconte - Avvocato, Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM "Jean Monnet" di Casamassima (BA), Federico Stricagnolo, Dottore Commercialista e Revisore Legale, Loconte & Partners

 

Più garanzie per l’equo compenso ai professionisti grazie alle previsioni contenute nella legge di Bilancio 2018, che rafforza il collegamento ai parametri ministeriali e introduce nuove - e più rigide - regole per evitare l’inserimento di clausole vessatorie nel contratto con il committente. Non possono inoltre essere stipulati accordi per eludere l’obbligo di forma scritta per gli elementi fondamentali del contratto e il riconoscimento dei rimborsi per le spese legate alla prestazione. I professionisti, infine, non potranno accettare termini di pagamento superiori a 60 giorni.

Più stringenti dal 2018 le regole sull’equo compenso, che si applica a tutti i professionisti iscritti agli ordini e ai lavoratori autonomi. Criterio generale resta quello indicato nel decreto fiscale, in base al quale il compenso si definisce equo quando è proporzionato alla quantità e qualità del lavoro volto.

Le previsioni del decreto fiscale…

La conversione in legge del decreto fiscale collegato alla Manovra 2018, in vigore dal 6 dicembre 2017 (Legge 4 dicembre 2017, n. 172), aveva già trasformato in legge l’equo compenso, dando il via libera, per dirla con le parole di Francesco Boccia (PD) Presidente della commissione Bilancio della Camera, ad un processo di correzione di alcune distorsioni di questi anni che avevano trasformato il lavoro professionale in “merce”.
 
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Le modifiche al testo originario hanno trovato fondamento anche in un giudizio negativo da parte dell’Antitrust, secondo cui la norma introdotta dal Senato nel decreto fiscale, sarebbe stata in contrasto con i principi della concorrenza e con i processi di liberalizzazione ostacolando il processo competitivo e vanificando anche le riforme pro-concorrenziali degli anni passati.
 
Le tariffe professionali fisse e minime avrebbero infatti costituito una grave restrizione della concorrenza, impedendo ai professionisti di adottare comportamenti economici indipendenti e, quindi, di utilizzare il prezzo della prestazione, quale leva concorrenziale.
 
In quest’ottica, l’effettiva presenza di una concorrenza di prezzo nei servizi professionali non può essere collegata a una dequalificazione della professione, che si potrebbe realizzare tramite la sicurezza offerta dalla protezione di una tariffa fissa o minima: si disincentiverebbe l’erogazione di una prestazione adeguata e non sarebbero garantiti i professionisti già affermati sul mercato nel godere di una rendita di posizione, determinando la fuoriuscita dal mercato di colleghi più giovani in grado di offrire, all’inizio, un prezzo più basso.
 
… e le novità della legge di Bilancio 2018
 
La legge di Bilancio 2018 ha rafforzato il principio dell'equo compenso superando le specifiche secondo cui il compenso del professionista dovesse essere ancorato al Decreto
Parametri (DM 17 giugno 2016), sostituendo la formulazione originariamente introdotta dal Decreto Fiscale, in base al quale il compenso, per essere equo, avrebbe dovuto essere
determinato “tenuto conto dei parametri” con quella attuale e definitiva “conforme ai parametri” ritenuta più stringente e pensata per non lasciare spazio a equivoci e a diverse
interpretazioni. 
 
Se il contraente forte impone parametri più bassi, il professionista (la parte debole) non è nella posizione di contrastarlo: è proprio qui l’eccesso da parte del soggetto  contrattualmente più forte.
 
Sempre per evitare qualsiasi abuso, è eliminata la possibilità che le parti si accordino potendo inserire nei contratti clausole vessatorie. Dietro tali accordi infatti, si nasconde spesso un abuso da parte di un soggetto contrattualmente più forte. In nessun caso, quindi, clausole, come ad esempio la facoltà di modifica unilaterale del contratto o di pretendere prestazioni aggiuntive, potranno più essere inserite nei contratti. Non potranno inoltre essere stipulati accordi per eludere l’obbligo di forma scritta degli elementi fondamentali del contratto e il riconoscimento dei rimborsi per le spese legate alla prestazione.
 
I professionisti non potranno infine accettare termini di pagamento superiori a 60 giorni.
 
Il principio su cui si basa la modifica l’emendamento è stato proposto dalla deputata di FI Nunzia De Girolamo) è quello secondo cui la prestazione del professionista non è di mezzi, ma di risultati.

 

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