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Italiani all’estero: come evitare la doppia tassazione

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di Stefano Loconte - Avvocato, Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM "Jean Monnet" di Casamassima (BA), Federico Stricagnolo, Dottore Commercialista, Loconte & Partners

 

Non è sempre facile individuare quale sia il sistema di tassazione applicabile per i redditi percepiti all’estero da lavoratori italiani. Molti sono gli aspetti da considerare e gli elementi
da valutare: esistenza o meno di una Convenzione contro le doppie imposizioni, periodo di permanenza all’estero, iscrizione all’AIRE, etc. In proposito, l’Agenzia delle Entrate ha
chiarito come evitare la doppia imposizione beneficiando del credito d’imposta, anche per quei contribuenti che hanno omesso di dichiarare i redditi esteri, ma hanno sanato la
posizione aderendo alla voluntary disclosure.
 
“Lavoratori italiani all’estero: come evitare la doppia tassazione e usufruire del credito d’imposta” è il documento con cui l’Agenzia delle Entrate fa chiarezza sul concetto di tassazione su base mondiale, doppia imposizione fiscale, credito d’imposta ed iscrizione all’AIRE. Concetti troppo spesso riservati agli esperti del settore, ma con i quali, i sempre più numerosi soggetti cd. cross-border devono familiarizzare.
 
Il sistema di tassazione italiano si basa sull’ormai noto worldwide taxation principle, espressamente previsto all’art. 3 TUIR, in ragione del quale le persone fisiche fiscalmente
residenti nel nostro Paese, che lavorano all’estero senza essere iscritti all’AIRE, si vedono tassati tutti i redditi ovunque prodotti.
 
Chiaramente anche lo Stato della fonte di tali redditi eserciterà a sua volta la propria sovranità fiscale assoggettando i redditi ivi prodotti a tassazione. Si genera così il cd. fenomeno della doppia imposizione, che è:
- economica, nel caso di duplice applicazione della medesima imposta in capo a soggetti diversi di un reddito di identica natura economica, e
- giuridica in caso di applicazione in capo allo stesso soggetto, di imposte comparabili, sia nello Stato della fonte sia nello Stato di residenza, per lo stesso presupposto ed il medesimo periodo d’imposta di un medesimo reddito giuridicamente qualificato, come è il caso di una determinata categoria di reddito tassata in capo alla stessa persona fisica.
 
Per risolvere questo problema l’Italia:
- dal punto di vista dell’ordinamento interno, prevede il meccanismo del credito di imposta garantito all’art. 165 TUIR,
- sul piano internazionale ha stipulato numerose Convenzioni contro le doppie imposizioni.
 
Secondo la norma interna, le imposte pagate a titolo definitivo nello Stato estero fonte del reddito dall’inizio del periodo di imposta fino al termine di presentazione della dichiarazione dei redditi (indipendentemente dall’anno di percezione di tali redditi) sono ammesse in detrazione dall’imposta netta che il contribuente italiano deve versare nel Paese di residenza, fino a concorrenza dell’imposta italiana.

 

L’individuazione dei redditi esteri che concorrono alla formazione del reddito complessivo da assoggettare a tassazione in Italia avviene attraverso una lettura “a specchio” dell’art. 23 TUIR, dal quale sono esclusi i redditi esenti, soggetti ad imposizione sostitutiva o a ritenuta alla fonte a titolo di imposta.
 
Vi è una duplice limitazione al quantum riconosciuto a credito:
- la quota di imposta italiana relativa al medesimo reddito realizzato all’estero e
- la cd. “per country limitation”, in base alla quale il credito d’imposta riveniente dal reddito prodotto in un Paese estero può essere utilizzato in proporzione alla quota di reddito prodotta solo in detto Paese, non consentendo compensazioni con redditi prodotti in altre giurisdizioni ovvero con il coacervo dei redditi prodotti in diversi Stati esteri (cd. “overall principle”).
 
Il diritto alla detrazione soggiace a prova documentale della dichiarazione dei redditi presentata nel Paese estero, della ricevuta di versamento delle imposte ivi pagate, della
certificazione rilasciata dal soggetto che ha corrisposto i redditi, nonché dell’eventuale richiesta di rimborso (qualora non inserita nella dichiarazione).
 
Vi è un’espressa eccezione al diritto alla detrazione in parola prevista al comma 8 dell’art. 165 TUIR, a mente del quale essa non spetta in caso di omessa dichiarazione ovvero di mancata osservanza degli obblighi di monitoraggio fiscale (indicazione dei redditi prodotti all’estero nel quadro RW).
 
Il superamento di tale preclusione, come chiarito dall’Agenzia delle Entrate, è consentito al contribuente nel caso in cui abbia deciso di aderire alla procedura di collaborazione
volontaria o presenti dichiarazione integrativa per i redditi esteri eventualmente omessi.
 
Si ha in tal modo l’opportunità di regolarizzare le violazioni degli obblighi dichiarativi commesse in materia di imposte sui redditi, usufruendo di benefici sul piano sanzionatorio.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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