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Ravvedimento operoso e integrazione dichiarativa annullano la violazione fiscale

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di Stefano Loconte - Avvocato, Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM "Jean Monnet" di Casamassima (BA), Loconte & Partners

 

La rimozione dell’inadempimento tributario, che si viene a realizzare anche per il tramite del ravvedimento operoso e dell’integrazione delle dichiarazioni fiscali, deve determinare sempre gli stessi effetti, sia in termini sanzionatori che penali, senza alcuna distinzione in ordine alla tipologia di violazione sanata. Così la Norma di comportamento n. 202 dell’AIDC, rubricata “Effetti della rimozione dell’inadempimento tributario in ambito penale”, che sottolinea il distacco dalla posizione assunta dall'Agenzia delle Entrate nonostante l’evoluzione normativa verificatasi negli ultimi anni in materia di correzione spontanea delle violazioni tributarie.

La Norma di comportamento n. 202 dell’Associazione italiana dottori commercialisti ed esperti contabili pone l’accento sulla non punibilità derivante dall’applicazione degli istituti
deflattivi del contenzioso tributario con lo scopo di evitare una disparità di trattamento tra le diverse tipologie di violazioni. Il forte richiamo, da parte dei commercialisti,
al divieto di discriminazione fa riferimento agli articoli 14 CEDU (Divieto di discriminazione) e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Non discriminazione), evidenziando un contesto persino sovranazionale.
 
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Secondo l’AIDC, la non punibilità per pagamento del debito tributario dovrebbe applicarsi anche ai reati dichiarativi connotati da fraudolenza; l’AIDC sottolinea come regolare i conti con il Fisco, anche tramite ravvedimento operoso, significa sanare sempre la propria posizione anche con il giudice penale, in caso di fattispecie connotate da fraudolenza, sempreché non si incorra in fenomeni di evasione.
 
È di tutta evidenza il distacco dalla posizione assunta dall'Agenzia delle Entrate che, nonostante l’evoluzione normativa verificatasi negli ultimi anni in materia di correzione spontanea delle violazioni tributarie, resta ancorata alla ormai vecchia circolare n. 180/1998.
 
La recente riforma del sistema sanzionatorio tributario ai sensi del D.Lgs. n. 158/2015 ha infatti valorizzato anche dal punto di vista penalistico la regolarizzazione della violazione tributaria, prevedendo specifiche cause di non punibilità del reato ai sensi del nuovo art. 13 del D.Lgs. n. 74/2000, o una riduzione della pena ai sensi dell’art. 13-bis dello stesso decreto.
 
Da una attenta lettura dell’art. 13 si noterebbe però l’esclusione dal beneficio di non punibilità delle fattispecie delittuose della dichiarazione fraudolenta e fatturazione di operazioni inesistenti (articoli 2, 3 e 8, D.Lgs. n. 74/2000), esclusione non giustificabile secondo la Norma in commento, poiché tratterebbe in modo difforme soggetti che allo stesso modo avrebbero sanato interamente il debito tributario.
 
Infatti, se ogni violazione tributaria può essere sanata mediante il pagamento del debito o l’invio della dichiarazione integrativa (in sostituzione della dichiarazione infedele), con
conseguente estinzione dell’obbligazione tributaria, la Norma di comportamento n. 202 sostiene anche che andrebbe ammessa la totale applicabilità degli effetti penali rivenienti dalle correzioni apportate a tutte le fattispecie oggetto di illecito.
 
In caso contrario saremmo difronte ad una disparità di trattamento non giustificabile anche in ragione della maggiore pericolosità riconosciuta ai reati connotati da condotta
fraudolenta.
 
Anzi, tale esclusione non è giustificabile proprio perché tratta in modo diseguale soggetti che, allo stesso modo, hanno sanato interamente il debito tributario.
 
La conclusione dell’AIDC è pertanto quella di ritenere che se è permessa la presentazione di una dichiarazione integrativa in tutte le fattispecie nel rispetto delle disposizioni fiscali che disciplinano il ravvedimento e l’integrazione delle dichiarazioni, non si devono ravvisare ragioni ostative alla non punibilità del reato, a seguito di rimozione della violazione, anche in ipotesi di condotte originariamente fraudolente.
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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