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Rimozione dell’inadempimento tributario: quali effetti penali?

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di Stefano Loconte - Avvocato, Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM "Jean Monnet" di Casamassima (BA), Loconte & Partners

 

La rimozione dell’inadempimento tributario, attuata con l’applicazione dell’istituto del ravvedimento operoso e dell’integrazione delle dichiarazioni fiscali, esplica i suoi effetti anche in ambito penale. Non va fatta alcuna distinzione relativamente alla tipologia di violazione sanata. Ciò in osservanza del divieto di disparità di trattamento. Questa la posizione espressa dall’AIDC con la Norma di comportamento n. 202. 

Con la Norma di comportamento n. 202, l’Associazione Italiana dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili ha evidenziato gli effetti, in ambito penale, della rimozione
dell’inadempimento tributario a seguito di adesione, da parte dei contribuenti, all’istituto del ravvedimento operoso e dell’integrazione delle dichiarazioni fiscali.
 
Il ravvedimento (innovato dalla legge di Stabilità 2015, che ne ha implementato la portata) consente ai contribuenti di sanare le violazioni attinenti:
- al versamento delle imposte dovute;
- all’adempimento dell’obbligo dichiarativo (tramite presentazione/integrazione della dichiarazione fiscale),
beneficiando di una riduzione degli importi da versare a titolo di sanzioni (rispetto alle sanzioni “ordinarie”).
 
Gli ulteriori effetti del ravvedimento sono i seguenti:
- inapplicabilità del cumulo giuridico delle singole violazioni;
- impossibilità che la violazione regolarizzata possa essere assunta quale precedente ai fini della recidiva o presupposto per l'applicazione di sanzioni accessorie.
 
Rilevanza penale della regolarizzazione
La regolarizzazione delle violazioni tributarie esplica i suoi effetti anche in ambito penale.
 
Questa la posizione espressa dall’AIDC.
 
Il D.Lgs. n. 74/2000, nella sua nuova formulazione, sembrerebbe prevedere solo specifiche cause di non punibilità, ossia determinate ipotesi di reato che non possono essere più punibili nel caso in cui, antecedentemente alla dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, i debiti tributari (comprensivi di sanzioni amministrative e interessi) siano estinti tramite pagamento integrale degli importi dovuti, anche a seguito:
- delle procedure conciliative e di adesione all'accertamento che sono previste dalle norme tributarie;
- del ravvedimento operoso.
 
Le ipotesi di reato non più punibili a seguito della estinzione dei debiti tributari sembrerebbero le seguenti, così come sancito dalla nuova formulazione dell’art. 13 del decreto:
- dichiarazione infedele;
- omessa dichiarazione;
- omesso versamento di ritenute dovute o certificate;
- omesso versamento di Iva;
- indebita compensazione.
 
In ragione di ciò sembrerebbero estromessi dalla causa di esclusione della punibilità conseguente alla violazione tributaria:
- i reati a base dichiarativa;
- il reato di emissione di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti.
 
Secondo l’AIDC tuttavia la suddetta preclusione sarebbe priva di alcuna giustificazione.
 
Innanzitutto per il fatto che, diversamente opinando, verrebbero applicate misure diseguali nei confronti di soggetti, che, allo stesso modo, hanno sanato interamente il debito tributario, integrando ed emendando le dichiarazioni infedeli, e, dunque, estinguendo l’obbligazione tributaria.
 
In secondo luogo, perché la dichiarazione integrativa ai fini fiscali annulla e sostituisce la dichiarazione originariamente e precedentemente presentata, con l’effetto che il modello
acquisito dall’amministrazione finanziaria è solamente quello emendato.
 
E tale rimozione va valorizzata ai fini dell’esclusione dell’elemento soggettivo tipico delle fattispecie enunciate.
 
In ipotesi di delitti connessi alla presentazione delle dichiarazioni fiscali, invero, il D.Lgs. n. 74/2000 richiede solamente che i debiti tributari (sanzioni e interessi inclusi) siano estinti tramite pagamento integrale degli importi dovuti, a seguito del ravvedimento operoso o della presentazione della dichiarazione omessa entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa al periodo d'imposta successivo (il ravvedimento ovvero la presentazione devono essere intervenuti prima che l'autore del reato abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche, ovvero dell’inizio di attività di accertamento amministrativo oppure di procedimenti penali).
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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