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Stabile organizzazione: l’Italia si adegua al nuovo modello OCSE

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di Stefano Loconte - Avvocato, Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM "Jean Monnet" di Casamassima (BA), Giuseppe Lopresti, Avvocato, Loconte & Partners

 

La legge di Bilancio 2018 modifica la nozione di stabile organizzazione e adegua la normativa italiana al nuovo articolo 5 del modello OCSE, alla luce delle modifiche apportate dall’Action 7 del BEPS. In particolare vengono rivisti i casi in cui la sede fissa d’affari non può essere considerata stabile organizzazione, valorizzando il concetto di disponibilità dei beni e dei luoghi. Viene inoltre modificato il concetto di stabile organizzazione personale. Le novità potrebbero portare i gruppi multinazionali a rivedere il proprio modello di business nei vari paesi.

Con la legge di Bilancio 2018 l’Italia recepisce nel proprio ordinamento la nuova versione dell’art. 5 del modello OCSE in materia di stabile organizzazione, così come modificato dall’Action 7 del BEPS. In tal modo vi sarà perfetta coincidenza tra la normativa italiana e le più recenti evoluzioni che caratterizzano lo scenario internazionale.
 
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L’intervento di riforma modifica sostanzialmente l’art. 162 TUIR sotto tre profili:
1) riscrive per intero il comma 4 del predetto articolo, il quale enuclea i casi in cui la sede fissa d’affari non può essere considerata stabile organizzazione. In particolare, si valorizza il concetto di disponibilità dei beni e dei luoghi e viene previsto che il termine stabile organizzazione non comprenda tutti i casi in cui:
- l’impresa estera dispone in Italia di luoghi destinati al mero deposito, esposizione o consegna di beni o merci appartenenti all’impresa.
- o ancora, la stessa sede venga utilizzata dall’impresa non residente, ai soli fini di:
a) acquistare beni o merci;
b) raccogliere informazioni;
c) ovvero per l’esercizio di attività di carattere preparatorio o ausiliario.
 
In sostanza, si tende a riconoscere una esenzione in tutti quei casi in cui la sede d’affari italiana non risulti autonomamente idonea a produrre reddito.
 

 

2) introduce il disposto del nuovo paragrafo 4.1 dell’art 5 modello OCSE. Quest’ultimo è volto a sterilizzare gli effetti della frammentazione delle attività anche nell’ambito dei gruppi. Vale a dire non verrà più valutata l’attività svolta dalle singole società del gruppo, bensì l’attività complessiva generata dalla combinazione delle attività svolte dalle diverse imprese del gruppo nel medesimo luogo o da imprese strettamente correlate situate in luoghi diversi. Dunque, ai fini del mancato riconoscimento di una stabile organizzazione in Italia, si priva di efficacia la “tecnica eventuale” consistente nella frammentazione dell’attività tra le diverse consociate.
 
3) viene modificato il concetto di stabile organizzazione personale. Sino ad oggi, il comma 6 dell’art. 162 TUIR prevede che costituisce stabile organizzazione “il soggetto, residente o non residente, che nel territorio dello Stato abitualmente conclude in nome dell’impresa stessa contratti diversi da quelli di acquisto di beni”. La nuova formulazione del comma 6, invece, ammette che lo stesso soggetto possa configurare una stabile organizzazione dell’impresa non residente, anche nel caso in cui operi ai fini della conclusione di contratti senza modifiche sostanziali da parte dell’impresa e detti contratti siano:
- in nome dell’impresa;
- oppure relativi al trasferimento della proprietà, o per la concessione del diritto di utilizzo, di beni di tale impresa o che l’impresa ha diritto di utilizzare;
- oppure relativi alla fornitura di servizi da parte dell’impresa stessa.
 
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Quanto illustrato dinanzi deve leggersi in combinato disposto con il successivo comma 7 del medesimo articolo. Infatti, nel caso in cui il soggetto che operi nel territorio dello Stato per conto di un’impresa non residente, svolga la propria attività in qualità di agente indipendente e agisca per l’impresa nell’ambito della propria ordinaria attività, non trova applicazione il disposto del nuovo comma 6 dell’art. 162 TUIR.
 
Tuttavia esistono delle eccezioni. 
 
Ci si riferisce al caso in cui un soggetto operi esclusivamente o quasi esclusivamente per conto di una o più imprese alle quali è strettamente correlato. In tal caso, detto soggetto non potrà essere considerato un agente indipendente.
 
Ma cosa si intende con l’espressione “strettamente correlato”?
 
Al riguardo, l’art. 162, comma 7-bis, TUIR dispone che la correlazione può ritenersi sussistere nel caso in cui l’uno abbia il controllo dell’altra ovvero entrambi siano controllati da uno stesso soggetto.
 
In ogni caso, la correlazione sussiste se:
- l’uno possiede direttamente o indirettamente più del 50% della partecipazione dell’altra;
- nel caso di società, più del 50% del totale dei diritti di voto e del capitale sociale;
- ovvero se entrambi siano partecipati da un altro soggetto, direttamente o indirettamente, per più del 50% della partecipazione, o, nel caso di una società, per più del 50% del totale dei diritti di voto e del capitale sociale.
 
È presumibile che diversi gruppi multinazionali stiano già rivedendo il proprio modello di business nei vari paesi.
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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