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Trust, GEIE e fondo patrimoniale: quando la simulazione fa scattare i controlli della Finanza

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di Stefano Loconte - Avvocato, Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM "Jean Monnet" di Casamassima (BA), Giuseppe Lopresti, Avvocato, Loconte & Partners

 
Molto usati negli ultimi anni per una efficiente pianificazione e protezione patrimoniale familiare e societaria, il trust, il fondo patrimoniale, il patto di famiglia e il GEIE sono
strumenti perfettamente leciti e previsti dalla normativa. Ma essendo diretti alla creazione di patrimoni autonomi e separati rispetto al dante causa, potrebbero prestarsi a possibili
finalità fraudolente. Ed è proprio l’uso distorto che si può fare di tali strumenti a finire sotto la lente di ingrandimento della Guardia di Finanza. Quali sono gli elementi sintomatici della simulazione?
 
La circolare n. 1/2018 del Comando Generale della Guardia di Finanza pone l’accento sugli strumenti a contrasto della “morosità nel pagamento di imposte riscosse mediante iscrizione a ruolo” ai sensi dell’art. 11, D.Lgs n. 74/2000, sanzionando la condotta materiale del contribuente che “alieni simulatamente o compia atti fraudolenti sui propri beni e su beni altrui, al fine di rendere in tutto o in parte inefficace la relativa esecuzione esattoriale a tutela della pretesa erariale”.
 
L’atto fraudolento citato nella norma, quale atto di disposizione patrimoniale non simulato, in cui sia identificabile lo stratagemma artificioso del contribuente, include ogni atto, giuridico o materiale, che, seppur lecito, rende inefficace la riscossione coattiva attraverso una componente di artificio o inganno.
 
La circolare individua alcune casistiche ricorrenti in tema di utilizzo (distorto) di strumenti giuridici assolutamente leciti quali il trust, il fondo patrimoniale, il patto di famiglia e i
GEIE.
 
Trust
 
Il trust è un rapporto giuridico per mezzo del quale un soggetto (disponente) trasferisce ad altro soggetto (trustee) - per atto inter vivos o mortis causa - beni o diritti, affinché questo li amministri in favore di soggetti terzi (beneficiari) ovvero per il raggiungimento di uno scopo.
 
Prescindendo dalle differenti tipologie e caratteristiche del trust, in considerazione dell’autonoma soggettività tributaria dell’istituto in parola, il documento della Guardia di
Finanza evidenzia come la natura segregativa dello strumento dia origine ad un patrimonio autonomo rispetto a quello personale del disponente, dei beneficiari e del trustee.
 
Ciò significa che i creditori personali di tali soggetti non possono soddisfarsi sui beni costituenti il fondo in trust, fatte salve le ordinarie azioni a loro tutela come la revocatoria e la “nuova” azione di cui all’art. 2929-bis c.c.. La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 43/E del 2009 e gli schemi rappresentativi di comportamenti anomali riconducibili all’uso distorto del trust forniti dall’Unità di informazione Finanziaria (UIF), evidenziano quelli che secondo la Guardia di Finanza devono essere considerati indici sintomatici dell’inesistenza del trust ovvero della sua simulazione (cd. “sham trust”).
 
Al ricorrere di tali elementi fattuali si attivano le indagini della Guardia di Finanza tese ad individuare la fraudolenta sottrazione al pagamento dell’onere tributario.
 
Fondo patrimoniale
 
Anche il fondo patrimoniale può presentare elementi sintomatici di un uso distorto.
 
Esso si concretizza in un vincolo di destinazione di determinati beni al soddisfacimento dei bisogni della famiglia e può essere costituito da ciascuno o ambedue i coniugi ovvero da un soggetto terzo.
 
L’effetto è, parimenti a quello sopra descritto, una segregazione patrimoniale e quindi la separazione del patrimonio personale dei coniugi o del terzo rispetto al patrimonio vincolato nel fondo.
 
Alcuni tra i fattori sintomatici di un uso improprio di tale convenzione sono:
- il contrarre matrimonio in modo strumentale pochi giorni prima della costituzione del fondo;
- l'esistenza di procedure e/o contenziosi fiscali al momento della costituzione;
- la sproporzione quantitativa e/o l’inidoneità qualitativa dei beni vincolati rispetto a quanto necessario a soddisfare i bisogni della famiglia.
 
L’attività ispettiva sull’utilizzo fraudolento dello strumento parte dal presupposto dell’art. 170 c.c., in base al quale l’esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può aver luogo per i debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.
 
L’accertamento relativo alla riconducibilità dei debiti alle richiamate esigenze familiari deve quindi essere rimesso al giudice di merito, che può legittimare la possibilità per l’ufficio di prescindere dal divieto di cui al citato art. 170.
 

 

Patto di famiglia
 
Il possibile uso distorto del patto di famiglia, con cui l’imprenditore trasferisce, in tutto o in parte, la propria azienda o le proprie partecipazioni societarie a uno o più discendenti, si sostanzierebbe, secondo l’interpretazione della Guardia di Finanza, nel rendere inefficaci le procedure di riscossione coattiva e il soddisfacimento dell’obbligazione tributaria. In tal senso la giurisprudenza di merito sarebbe orientata a disconoscere operazioni realizzate successivamente alla notifica di avvisi di accertamento o quando siano già in corso verifiche fiscali, o qualunque altra attività conseguente ad una pretesa tributaria.
 
Gruppo europeo di interesse economico
 
Infine il GEIE - predisposto da operatori economici europei appartenenti a diversi Stati membri e portatori di un comune interesse, volto al coordinamento e alla semplificazione degli ostacoli legali e fiscali connessi alla cooperazione transfrontaliera - è strumento meno noto, ma che si può prestare parimenti a fini fraudolenti.
 
Usato come una sorta di consorzio da parte di società o professionisti appartenenti ad almeno due Stati membri (ad esempio, per la partecipazione a grandi appalti pubblici),
consente di apportare sotto un unico soggetto giuridico risorse, attività e competenze dei partecipanti.
 
Finalità del GEIE è quella di agevolare e sviluppare l’attività economica dei suoi membri incrementando i risultati dell’attività intrapresa, ma è previsto il divieto di realizzare profitti
per se stesso; l’oggetto deve essere collegato all'attività economica dei suoi membri e può avere soltanto un carattere ausiliario rispetto a quest'ultima.
 
Sono ulteriormente previsti limiti in merito al potere di direzione e controllo delle attività proprie dei suoi membri o delle attività di altra impresa in settori legati al personale, finanze e investimenti. Preclusioni sono poi poste sulla detenzione diretta o indiretta di quote o azioni sotto qualsiasi forma, in un’impresa membro.
 
Le caratteristiche proprie dell’istituto lo rendono potenzialmente idoneo ad un utilizzo quale schermo fittiziamente interposto per ostacolare l’identificazione della reale proprietà
dei beni.
 
È il caso, ad esempio, della costituzione di un GEIE, costituito da società di diritto italiano ed altro soggetto giuridico solo formalmente estero (con sede effettiva dell’amministrazione in Italia), i cui beneficiari effettivi persone fisiche (gli stessi del soggetto nazionale) abbiano conferito tutto o parte del proprio patrimonio per l’effetto di segregazione patrimoniale volto ad ostacolare l’attività di riscossione coattiva, nei loro confronti, da parte dell’Amministrazione.
 
Un possibile utilizzo fraudolento dell’istituto viene desunto partendo dalla struttura societaria dei soggetti coinvolti, verificando l’effettiva operatività delle strutture societarie e
riscontrando la rispondenza tra l’attività del Gruppo costituito e quella dei suoi membri.
 
Nondimeno è fondamentale individuare le reali motivazioni poste a base della sua costituzione evitando ad esempio fenomeni in cui il contribuente gravato da debiti tributari
cerchi di sottrarsi al pagamento delle imposte per il tramite di un GEIE di diritto estero, costituito solo per ottenere un effetto segregativo dei beni ivi conferiti.
 
 
 
 
 
 
 

 

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